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I Municipi restano, problemi per le elezioni di Roma Città metropolitana

mappasito romacittàmetropolitana da sito5 NOVEMBRE: ecco i nomi dei 6 sub commissari:Dr.ssa Iolanda ROLLI – Viceprefetto, attuale Capo di Gabinetto del Dipartimento dei Vigili del Fuoco;

Dr. Giuseppe CASTALDO – Viceprefetto;

Dr.ssa Clara VACCARO – Viceprefetto, attuale Vicario della Prefettura di Roma;

Dr. Livio PANINI d’ALBA – Viceprefetto, con incarico speciale presso la Prefettura di Milano per EXPO 2015;

Dr. Ugo TAUCER  – Viceprefetto, attuale Capo di Gabinetto della Prefettura di Milano;

Dr. Pasqualino CASTALDI – Dirigente di I fascia della Ragioneria Generale dello Stato.

Il Prefetto Gabrielli conferma che gli eletti dei Municipi resteranno in carica fino all’apertura ufficiale della campagna elettorale  “Ai sensi dell’articolo 27, comma IV, dello statuto di Roma Capitale, i consigli municipali esercitano le loro funzioni fino all’elezione dei nuovi», anche alla luce «di motivi di grave ed urgente necessità». (1). Una buona notizia per i cittadini, dato che sarà garantita  una minima continuità, sia rispetto agli   interlocutori istituzionali , sia rispetto all’attività amministrativa. Resta da vedere se ci saranno cambiamenti  nelle giunte municipali, dato che, in seguito agli ultimi avvenimenti, molti mettono in discussione la permanenza nelle giunte di quegli assessori  provenienti dalla lista Civica Marino e da SEL. Se qualche assessore “saltasse”, sarebbe però  un’ulteriore riprova che  il voto degli elettori, che hanno eletto i Presidenti dei Municipi, che hanno nominato le giunte, per molti non conta niente, mentre contano solo le appartenenze partitiche,  i giochi di potere, e il pelo sullo stomaco.

Nessuna novità invece sul fronte di Roma Città Metropolitana, il cui  il Consiglio resta  in carica (2),ma, a quanto pare, senza  i consiglieri capitolini  di Roma, che  sono decaduti in seguito alle dimissioni e  che saranno sostituiti dai primi  non eletti delle rispettive liste. Resterà quindi in carica un  Consiglio Metropolitano  presieduto dal commissario Tronca, senz ache  la Capitale vi sia  rappresentata.  Invece non sappiamo ancora se in occasione delle prossime elezioni comunali si procederà anche alla votazione dei rappresentanti dei cittadini dell’area metropolitana, prevista dallo Statuto approvato nel dicembre 2014, che però subordina il voto a una legge nazionale ad hoc. Un vuoto normativo che mette a rischio la regolarità delle prossime consultazioni amministrative in tre grandi metropoli (nella situazione di  Roma, sono anche Milano e Napoli) (3) perchè,  come spiega l’ex assessore ala cultura della Giunta Alemanno Umberto Croppi al Fatto Quotidiano (3)se si andasse a votare con il sistema vigente…si creerebbero numerosi problemi”. A cominciare dal fatto che “il primo cittadino di Roma, che di diritto è anche il sindaco della città metropolitana, dovrà essere scelto anche dagli elettori di tutti i 121 comuni della ex provincia e oggi città metropolitana, così come stabilito dalla riforma”. Senza considerare inoltre che “lo statuto è già operante” e che “nel caso in cui gli abitanti dei comuni della ex provincia di Roma decidessero di fare ricorso, a fronte di irregolarità derivanti dalla mancata possibilità di eleggere il sindaco metropolitano, avrebbero alte probabilità di vederlo accolto”.

Intanto prosegue il dibattito sulla riorganizzazione delle istituzioni territoriali di Roma e del Lazio, acceso dal libro di Walter Tocci “Sulle orme del Gambero” (4) e ripreso recentemente dall’ex assessore all’Urbanistica di Veltroni Roberto Morassut (5), e dall’ex vicesndaco di Roma nonchè senatore PD Marco Causi (6)(AMBM)

vedi anche:

Grand Lyon Métropole e Città Metropolitana Milanese: un confronto impari

di Maria Cristina Gibelli   25 Ottobre 2015
Una riflessione documentata che evidenzia lo iato incolmabile fra le innovazioni in atto nel governo e nella pianificazione dell’area metropolitana lionese e i modestissimi risultati finora conseguiti nel percorso di istituzione e attribuzione di competenze alle nostre Città Metropolitane: in particolare a quella milanese (> leggi)

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(1) Corriere della sera 2 ottobre 2015 Municipi: i minisindaci restano in carica fino alle elezioni ComunaliDeciso dal prefetto Franco Gabrielli con una lettera. Il presidente del XV Municipio Daniele Torquati: «Non sappiamo quando incontreremo Tronca, ma da parte nostra massima disponibilità in questa fase» di Redazione Roma Online

(2) Sul sito ufficiale http://www.cittametropolitanaroma.gov.it/index.php/il-consiglio-metropolitano sono indicati i consiglieri in carica prima delle dimissioni dell’Assemblea Capitolina. A rigor di logica (ma approfondiremo quanto prescrive lo statuto) i consiglieri capitolini nominati nel consiglio metropolitano, essendo stati  eletti  dai membri dei consigli comunali della ex provincia, e in un organismo diverso da Roma Capitale, dovrebbero continuare il loro mandato insieme ai colleghi provenienti dagli altri comuni

(3) Il Fatto 28 ottobre 2015 Città metropolitane: Roma, Milano e Napoli al voto. Ma della legge elettorale ancora non c’è traccia
di Giorgio Velardi |
Sono i tre enti che hanno optato per il ricorso al suffragio universale. Secondo quanto previsto dalla riforma Delrio che ha abolito le province. E dai rispettivi statuti. Ma il Parlamento non ha ancora varato le norme che regolano a livello nazionale l’elezione degli organi delle stesse metropoli. L’allarme di Croppi: “Problema enorme, le Camere devono correre subito ai ripari”. Per evitare una raffica di ricorsi

Si rischia una situazione di impasse senza precedenti. Colpa dei ritardi del Parlamento, certo. Ma anche, forse, delle vicende che in questi mesi agitano tutti i partiti in vista delle Amministrative del 2016. Da destra a sinistra. Sta di fatto che, ad oggi, manca ancora la legge elettorale con cui il prossimo anno, insieme a decine di consigli comunali, dovrebbero essere eletti anche i nuovi sindaci e organi metropolitani di Milano, Napoli e forse Roma, dove già si preannunciano numerosi colpi di scena visto il dai e vai di Ignazio Marino . Il condizionale però è d’obbligo. Il motivo? È da ricercare nella riforma che porta la firma dell’ex ministro degli Affari regionali (oggi ai Trasporti), Graziano Delrio, approvata in via definitiva ad aprile 2014. Quella che aveva, tra i suoi principali obiettivi, il superamento delle province e l’istituzione delle città metropolitane. Dieci in tutto: Venezia, Torino, Genova, Bari, Firenze, Bologna e Reggio Calabria oltre, appunto, a Roma, Milano e Napoli. Le tre istituzioni a rischio caos.
SENZA INDIRIZZO Tutto a causa di un provvedimento che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, salutò come il “rullo compressore” che avrebbe rivoluzionato gli enti locali in Italia. Ma che ora rischia di creare anche tanti inaspettati problemi. Infatti fra gli organi delle città metropolitane, oltre al sindaco e alla conferenza metropolitana, c’è anche il consiglio metropolitano. Cioè l’organo di indirizzo e controllo composto proprio dal sindaco e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione. Si tratta di un “organo elettivo di secondo grado e dura in carica 5 anni – è scritto nella scheda di sintesi della riforma reperibile sul sito del governo – Hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della città metropolitana. Lo statuto (che disciplina i rapporti tra i comuni e la città metropolitana per l’organizzazione e l’esercizio delle funzioni metropolitane e comunali, ndr) può comunque prevedere l’elezione diretta a suffragio universale del sindaco e del consiglio metropolitano, previa approvazione della legge statale sul sistema elettorale”.

GRAVE RITARDO E qui cominciano i problemi. “Perché a pochi mesi dalle elezioni di questa legge non c’è ancora traccia”, spiega a ilfattoquotidiano.it Umberto Croppi, ex assessore alle politiche culturali e alla comunicazione del Comune di Roma ai tempi della giunta guidata da Gianni Alemanno. Croppi ha studiato la questione, si è consultato con amministratori ed esperti e non ha più dubbi: “Questa situazione crea un problema enorme – dice –. Nel loro statuto, infatti, Roma, Milano e Napoli prevedono l’elezione diretta a suffragio universale, ma c’è necessariamente bisogno di un provvedimento che la regoli”. Come uscirne? “Il Parlamento deve correre velocemente ai ripari e approvarlo prima dell’indizione dei comizi elettorali”, chiarisce Croppi: “È già depositata una legge di iniziativa popolare che si muove in questa direzione, visti i ritardi accumulati potrebbe essere un buon punto di partenza”. Non sarà che il Partito democratico, alle prese con l’affaire Marino, punta così a rinviare le elezioni? “Può darsi, ma la questione – afferma – riguarda anche le altre due città: nel caso in cui l’intento dei dem fosse veramente questo ci troveremmo di fronte ad una grave forzatura. La cosa che trovo incredibile è che nessuno, dal governo ai due rami del Parlamento, si stia preoccupando di questo grave vuoto normativo che mette a rischio la regolarità delle prossime consultazioni amministrative in tre grandi metropoli”.

ROMA NEL CAOS Ma non è tutto. Perché se si andasse a votare con il sistema vigente, ipotesi a questo punto da non escludere, “si creerebbero numerosi problemi”, dice Croppi. A cominciare dal fatto che “il primo cittadino di Roma, che di diritto è anche il sindaco della città metropolitana, dovrà essere scelto anche dagli elettori di tutti i 121 comuni della ex provincia e oggi città metropolitana, così come stabilito dalla riforma”. Senza considerare inoltre che “lo statuto è già operante” e che, conclude l’ex assessore capitolino,  “nel caso in cui gli abitanti dei comuni della ex provincia di Roma decidessero di fare ricorso, a fronte di irregolarità derivanti dalla mancata possibilità di eleggere il sindaco metropolitano, avrebbero alte probabilità di vederlo accolto”.
DECRETO AD HOC Una situazione che, per la mancanza della famosa legge elettorale, si riscontra anche a Milano e Napoli. Che, come detto, insieme alla capitale hanno optato per l’adozione del suffragio universale nell’elezione degli organi metropolitani. C’è però anche chi prospetta una possibile soluzione alternativa. Una pezza che però servirebbe solo a rinviare il problema, ma non a risolverlo. “Si potrebbe per esempio prevedere, con un decreto ad hoc, la possibilità per i cittadini chiamati a recarsi alle urne di votare con un sistema transitorio”, spiega Alfonso Pisicchio, consigliere regionale della Puglia ed esperto di sistemi elettorali negli enti locali. “Rischi? Ce ne sarebbero, ovviamente, perché il tema è complesso. Ma è la strada più rapida da percorrere – aggiunge –. Più in generale, però, la vera questione è che la legge Delrio non sta dando gli effetti sperati: si sono semplicemente spostati i problemi esistenti, addirittura amplificandoli, dalle province alle città metropolitane. Rischiamo di trovarci di fronte ad una norma incompiuta”, conclude.  E, appunto, al caos.Twitter: @GiorgioVelardi

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