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No agli inceneritori dello “Sblocca Italia”

presidio rifiuti 9 sett 2015 Foto A.D'Elia

Flash mob al presidio del 9 settembre  2015 Foto A.D’Elia

Si è svolto  il 9 settembre davanti  a Montecitorio il presidio lanciato da Zerowaste Lazio con  Movimento Legge Rifiuti Zero (promosso anche da Carteinregola)  contro il Decreto Sblocca Italia,  che prevede l’incremento degli inceneritori da 48 a 60 previsti nell’art.35. Il momento culminante è stato un Flash Mob in cui  20 attivisti hanno indossato una tuta bianca che componeva la scritta NO INCENERITORI. La manifestazione  era nata  per presidiare alla Conferenza Stato Regioni sul tema, che si sarebbe dovuta tenere nella vicina  Via della Stamperia, ma all’ultimo momento – forse anche a causa della mobilitazione annunciata dall’inizio di agosto -  la riunione è stata rimandata al 24 settembre. Il gruppo continuerà a lottare per dire NO agli inceneritori. Uniche presenze “politiche” sono stati Pippo Civati, ex PD, e Roberto Conti del Movimento Cinquestelle.

di Annabella D’Elia*

Il Presidio ha avuto grande successo e risonanza e ha visto la partecipazione di numerose le associazioni, e soprattutto di Comuni,  che hanno voluto evidenziare come lo schema del Decreto proposto vada palesemente nella direzione opposta ai principi fondamentali della Direttiva 2008/98/CE. La Direttiva recepita dall’Italia riguarda:

  • l’adozione di misure finalizzate alla protezione dell’ambiente e della salute umana;
  • la prevenzione e la riduzione gli impatti negativi della produzione della gestione dei rifiuti;
  • l’efficacia, l’efficienza, l’economicità̀, la trasparenza e la fattibilità̀ tecnica ed economica nella gestione dei rifiuti;
  • le priorità nella gestione dei rifiuti secondo una precisa gerarchia;
  • gli obiettivi di riciclo al 2020 e di raccolta differenziata al 50%(previsti nel ns. ordinamento (1)

Il contrasto del Decreto Sblocca Italia  con i suddetti principi è evidente: gli inceneritori  sono impianti costosi per la collettività e sono inefficienti, impattano pesantemente con l’ambiente causando danni alla salute delle popolazioni circostanti come dimostrato da una ormai consolidata e letteratura scientifica sia a livello nazionale che  internazionale;  la riclassificazione da impianti di smaltimento (D1) a impianti di recupero energia (R1) con la “promozione” da industrie insalubri a “insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente”  è assolutamente fuori luogo, la loro esistenza ha minato e mina i fondamenti della gerarchia nella gestione dei rifiuti. Inoltre tale riclassificazione, oltre far decadere i principi di autosufficienza e prossimità (minima movimentazione) e lo smaltimento all’interno del territorio regionale, aumenterà pesantemente gli impatti e i rischi ambientali derivanti dal trasporto dei rifiuti – fase compresa nella gestione dei rifiuti – confermando la direzione opposta ai principi della Direttiva che mira a conseguire la minimizzazione degli effetti ambientali negativi derivanti dalla gestione dei rifiuti. I siti individuati per tali impianti verrebbero inoltre sottratti alle competenze regionali.
Anche Carteinregola nel suo intervento ha messo in evidenza la priorità della  RIDUZIONE DEI RIFIUTI all’origine, auspicando la necessità di creare le condizioni per il  VUOTO A RENDERE che rappresenta il primo passo per il raggiungimento delle percentuali obiettivo del 2020 pari al 50% nella differenziata.
Un altro passaggio importante messo in evidenza dai relatori è quello di mettere in atto i principi dell ‘Economia Circolare che rappresenta la realizzazione concreta della regola europea già fissata con la direttiva rifiuti del 2008, delle tre “R” (Riduzione, Riuso e Riciclo). Alla base dell’Economia circolare vi è il principio che non si comincia dal riciclo (differenziata), perché prima del Riciclo la regola delle tre R prevede la Riduzione dei rifiuti e poi il loro Riuso.
Questo significa che innanzitutto i rifiuti non vanno prodotti. La quota che non si riesce a evitare di produrre, poi va  riutilizzata. E solo la quota che non può essere neanche riutilizzata, va riciclata.

> Leggi anche Presidio a Roma contro gli inceneritori dello “Sblocca Italia”

*Annabella d’Elia  è Presidente del Comitato Mura Latine, associazione che si occupa di decoro, commercio, mobilità, rifiuti, riqualificazione del territorio e dei mercati rionali. Per CittadinanzAttiva ha partecipato al coordinamento Scuola. Collabora con Associazione Genere Femminile sul tema della violenza sulle donne. www.muralatine.it   deliaannab@gmail.com

(1) Il Comune di Roma  nella delibera 129 del 2014 si è dato importanti obiettivi (http://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/DACDelib._N_129_del_16.12.2014.pdf) 

intraprendere   il   percorso   verso    il   traguardo  “Rifiuti   Zero”   stabilendo    il raggiungimento nel più breve tempo possibile degli obiettivi di legge e, comunque, il conseguimento del 65% di raccolta differenziata entro il 2016 e del 75% entro il 2020, con almeno il 50% di effettivo riciclo
ha stabilito di ridurre  i  flussi  di  produzione  di  rifiuti  con l’obiettivo di ridurre entro il 2015 del 10% i quantitativi di rifiuti prodotti in peso, con miglioramento continuo per i successivi anni sino al raggiungimento del 20% nel 2020.

presidio del 9 settembre  2015 Foto A.D'Elia

presidio del 9 settembre 2015 Foto A.D’Elia

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